Prodotti privi di tracciabilità, sanzioni e sequestri nel Vibonese

L’operazione eseguita dai carabinieri forestali nel mercato di Serra San Bruno. Sigilli a insaccati, formaggi e vini

Prodotti alimentari privi di tracciabilità per un valore di 1.500 euro sottoposti a sequestro amministrativo e Sanzioni per 3.000 euro. È il bilancio di un’operazione eseguita nelmercato comunale di Serra San Bruno dai militari della locale stazione Carabinieri Forestale di Serra San Bruno, coadiuvati da personale del Nucleo investigativo di polizia ambientale ed agroalimentare, con il supporto del Servizio Veterinario Igiene degli Alimenti dell’Asp di Vibo Valentia. A seguito dei controlli effettuati sulle bancarelle di vendita di prodotti alimentari, è stato accertato che due persone detenevano ed esponevano per la vendita alimenti privi di qualsiasi documentazione ed etichetta atta a garantirne la tracciabilità.
Alla richiesta dei militari di esibire la relativa documentazione, i titolari delle attività commerciali non sono stati in grado di produrre alcun documento atto a garantire, in tutte le fasi della trasformazione e della distribuzione, la tracciabilità della merce messa in vendita, in violazione, quindi, degli obblighi disposti dai Regolamenti Comunitari vigenti in materia. Sono stati sottoposti a sequestro amministrativo 20 kg di formaggi, 30 di insaccati (salsicce, nduja, capocollo), 5 vasetti di melanzane sott’olio, 22 litri di olio di oliva e 75 litri di vino, per un valore complessivo di mercato di circa 1.500 euro.

(Fonte lacnews24)

Tracciabilità e Blockchain nella filiera alimentare, tanti progetti ma…

Le applicazioni della tecnologia Blockchain si stanno diffondendo rapidamente in ambito alimentare: garantisce più trasparenza e velocità nel ricostruire la storia di un prodotto, aiutando a prevenire contraffazioni e illeciti. Ma manca ancora la consapevolezza dei vantaggi da parte dei consumatori .


Nel 2016, in Cina, si verificò l’ennesima serie di problemi legati alla sicurezza alimentare, in particolare il pork scandal. L’esigenza di introdurre nuovi livelli di controllo era più che evidente e, nel mese di ottobre, la Tsinghua University, con Wallmart e IBM, annunciarono l’avvio di un progetto pilota dedicato alla tracciabilità alimentare basato su Blockchain.

Nel mese di agosto 2017, IBM lancia l’iniziativa Food Trust con dieci importanti partner: Dole, Driscoll’s, Golden State Foods, Kroger, McCormick and Company, McLane Company, Nestlé, Tyson Foods, Unilever e Walmart.

A giugno 2017, FoodLogiQ, annuncia alla GS1 Connect Conference un progetto pilota per l’utilizzo della Blockchain. Tra le aziende che aderiscono: AgBiome Innovations, Subway Independent Purchasing Cooperative, Testo e Tyson Foods.

Il 6 marzo 2018, Carrefour comunica l’implementazione operativa di Food Trust nella filiera del pollo.

Nell’estate 2018, Oxfam inizia un progetto in Cambogia dedicato al mercato del riso.

L’11 aprile 2019, la catena americana Albertson annuncia l’adesione a Food Trust per la tracciabilità della lattuga.

L’elenco potrebbe essere ancora lungo ma è sufficiente per comprendere la rapidità con cui le applicazioni della tecnologia introdotta nel 2008 dal fantomatico Satoshi Nakamoto, nelle sue diverse declinazioni, si stanno diffondendo anche in ambito alimentare.

Tracciabilità e blockchain: un nuovo livello di fiducia

La Blockchain applicata alla Supply Chain alimentare permette di creazione di un nuovo sistema di relazioni basato su un nuovo concetto di fiducia in grado di garantire la migliore tracciabilità alimentare nella prospettiva di assicurare nuovi livelli di sicurezza alimentare e food safety. Grazie a una piattaforma digital ledger accessibile da chiunque la Blockchain è in grado di garantire la assoluta attendibilità e affidabilità dei dati che sono inseriti e gestiti da tutti gli attori della filiera eliminando l’esigenza di documenti cartacei e soprattutto di terze parti parti fisiche che certificano i vari passaggi.

Serve più conoscenza

Occorre sottolineare che la consapevolezza della velocità dei cambiamenti che caratterizzano la nostra epoca, e la Blockchain ne è un esempio importante, non è così diffusa come molti credono.

La ricerca condotta da Veneto Ricerche sul livello di conoscenza della Blockchain da parte delle PMI italiane, presentata al convegno Blockchain Challenge a novembre 2018, ha rilevato che solo il 21% degli intervistati dichiara una conoscenza tra il buono e l’ottimo e un modesto 13% ritiene che questa tecnologia sarà molto importante nei prossimi anni. Percentuali che stridono con il livello di interesse che molti colossi internazionali, oltre alle realtà già citate, stanno dimostrando con investimenti importanti. Forbes ha identificato 50aziende operative negli Stati Uniti che hanno un fatturato o valutazioni minime di $ 1 miliardo e che stanno utilizzando la Blockchain per le loro esigenze operative.

Nel nostro Paese, l’attenzione verso l’innovazione sta comunque crescendo e vi sono numerosi progetti legati alla tracciabilità alimentare, a partire da Carrefour Italia che non è la sola realtà del mondo retail, come testimonia l’AD del Gruppo VéGé, nonché Presidente ADM, Giorgio Santambrogio:

«La tecnologia Blockchain è una tra le più promettenti per quanto riguarda la sicurezza dei dati, anche per quelli relativi alla tracciabilità alimentare. Attenzione però: occorre distinguere tra l’autenticità del dato registrato nella Blockchain e la sua inalterabilità, due concetti molto diversi che non devono essere confusi. Noi, in VéGé, nel periodo in cui festeggiamo i 60 anni di attività, stiamo valutando questa tecnologia per arrivare a migliorare ancor più il livello di trasparenza e di servizio verso i nostri clienti».

Il concetto di trasparenza è davvero importante, sia per essere sicuri della provenienza di un prodotto, sia per gli aspetti igienico-sanitari. La velocità nella tracciabilità alimentare è un fattore determinante soprattutto quando si verificano incidenti come il pork scandal cinese o le più nostrane mozzarelle blu. Con i sistemi tradizionali, ancora basati su documenti in buona parte di origine cartacea, possono essere necessari giorni per ricostruire la storia dei prodotti incriminati, con la Blockchain servono pochi secondi. Una differenza che, in questi casi, è davvero sostanziale.

Possiamo quindi ipotizzare che le applicazioni della Blockchain al settore alimentare si diffonderanno capillarmente in pochi anni? È possibile, a patto che i clienti capiscano l’importanza delle sue implicazioni e inizino ad essere consapevoli della differenza tra un prodotto che fa parte di una filiera completamente tracciata, in modo documentato e trasparente, ed uno che non lo è.

RINTRACCIABILITÀ’ E TRACCIABILITA’

Definizione di tracciabilità alimentare:

la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione” – (Regolamento 178/2002/C Art. 3 punto15).

Per il settore alimentare queste disposizioni sull’obbligo della rintracciabilità sono a tutti gli effetti una integrazione delle norme aziendali per la gestione del rischio sanitario.

Queste disposizioni permettono alle autorità di controllo come ASL e NAS di ottenere le informazioni utili nel caso di eventuale rischio sanitario, per procedere al ritiro e se necessario al richiamo del prodotto alimentare.

Per adempiere a questo obbligo non esiste un vero e proprio modello predefinito dalla normativa. È tuttavia possibile fare alcune precisazioni e dare delle indicazioni generali utili.

La scelta del sistema utilizzato per garantire la rintracciabilità alimentare è a discrezione dell’operatore del settore alimentare. Potrà avvalersi di materiale cartaceo o di un sistema informatizzato, l’importante è che raggiunga in modo soddisfacente l’obiettivo.

Nella ristorazione, dove l’operatore cede o somministra gli alimenti ai consumatori finali, il Regolamento prevede l’obbligo di fornire le sole indicazioni di rintracciabilità dell’alimento a monte, dal fornitore e non a valle. Dunque, nel modello, vanno riportate solamente le generalità del fornitore ed il numero del lotto delle materie prime utilizzate per la preparazione delle portate.

Nella ristorazione la preparazione delle pietanze richiede l’aggregazione di vari alimenti (ingredienti). Per esempio, per realizzare una pasta al ragù, l’operatore dovrà mettere insieme pasta, pomodori, carne macinata, ortaggi, spezie, olio eccetera. È opportuno dunque che si adottino sistemi che permettano di mantenere definita la provenienza di ogni singolo componente, o dei lotti.

La situazione di rischio che si vuole prevenire è quella in cui venga riscontrato un rischio per il consumatore e l’operatore non sia in grado di rintracciare o indicare gli ingredienti utilizzati nella preparazione della pietanza.

Le autorità competenti si troveranno costrette ad allargare l’azione di ritiro a tutti gli ingredienti potenzialmente a rischio utilizzati. Questo comporta maggiori danni commerciali anche all’attività stessa.

Tempi di conservazione delle informazioni per la rintracciabilità del prodotto:

Prodotti freschi come prodotti di panetteria o pasticceria, ed ortofrutticoli: 3 mesi.

Prodotti deperibili con l’indicazione “da consumarsi entro il…”: 6 mesi successivi alla data di conservazione.

Prodotti “da consumarsi preferibilmente entro il…”:12 mesi successivi alla data di conservazione consigliata.

Prodotti senza indicazione del termine minimo di conservazione né altra data, perché non prevista dalle norme: 2 anni successivi.

In questi periodi elencati, il registro di tracciabilità deve rimanere a disposizione delle autorità di controllo competenti quando lo richiedono e non deve dunque essere inviato o consegnato preventivamente.

(Fonte Tcertifico.it)

TRACCIABILITÀ ALIMENTARE HI-TECH, A TUTELA DEL MADE IN ITALY

Che le normative europee sul tema della tracciabilità  alimentare siano ormai vecchie di un decennio è un dato di fatto. Le regole imposte, e verosimilmente rispettate, da tutti i paese dell’Unione Europea risentono del passare del tempo e devono necessariamente essere riviste.

Questa è la sensazione degli esperti del settore, confermata dall’indaginerealizzata dal Cedites in collaborazione con Aton Spa, che auspicano nei prossimi quattro anni una sostanziale revisione delle norme.

Quello che ci si aspetta in realtà  è una ancora maggiore attenzione sulla tracciabilità  ed un massiccio utilizzo delle tecnologie che nel frattempo si sono sviluppate nel settore, come i tag Rfid, i tag di tipo organico, i middleware di gestione, ecc.

Tali innovazioni tecnologiche che permetterebbero una migliore tracciabilità  alimentare sono infatti ora a disposizione delle imprese e sono quindi pronte ad essere introdotte nel processo di produzione dell’intera filiera.

L’aggiornamento normativo, tra l’altro, viene richiesto dai consumatorisempre più attenti e consapevoli dei prodotti acquistati. Soprattutto in Italia, dove la sensibilità  sulla qualità  degli alimenti è alta e dove l’orgoglio del Made In Italy è alto.

Tornando al rapporto, nello specifico la Seconda Edizione dell’Insider Report sullo Sviluppo della Tracciabilità  Alimentare, l’obiettivo è quello di fotografare i principali fenomeni in atto nella tracciabilità  alimentare e identificare i principali trend per i prossimi 4 anni.

Il modello di analisi “mette a confronto per ogni anello della filiera del food quattro parametri: lo stato di adozione, il commitment degli utenti, le opportunità  potenziali e le resistenze”.

Nello specifico la Grande Distribuzione Organizzata si evidenzia come il principale sostenitore, in quanto beneficiario, della tracciabilità  evoluta per l’incremento della produzione, sicurezza e controllo della filiera alimentare attraverso le tecnologie.

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